Una storia di rinascite

Abbazia benedettina dedicata a S.Urbano, patrono di Apiro, l’Abbazia di Sant’Urbano all’Esinante viene ricordata la prima volta nel 1033 in una pergamena che documenta una convenzione tra il suo Abate e quello di San Vittore alle Chiuse. La sua origine risale a qualche decennio prima dell’anno Mille. La sua egemonia si estendeva lungo la valle di San Clemente e costituiva un centro di potere non solo religioso ma anche civile. Questo causò continui contrasti con il vicino Comune di Apiro, che culminarono, intorno al XIII. sec., con l’incendio e in parte la distruzione della chiesa.

Nella seconda metà del XIII sec. Il complesso fu rinnovato, divenendo punto di sosta per i pellegrini. 

Con decreto papale, nel 1442, si unì all’Abbazia di Val di Castro e i Camaldolesi la ressero fino al 1810, anno in cui, con i francesi in Italia, passò al demanio e successivamente fu venduta a privati e trasformata in azienda agricola. Nel 1978, fu donata all’ECA e quindi al Comune di Apiro, attuale proprietario.

Straordinario esempio di architettura romanica, all’esterno colpisce il corpo absidale, composto da tre absidi, corrispondenti alle tre navate.
All’interno la chiesa, pur di impianto unitario, è nettamente divisa in tre ambienti: l’aula, che era riservata ai fedeli, il presbiterio, molto sopraelevato e in stile gotico, che era riservato ai monaci e, per la presenza di un muro di rinforzo, costituisce una sorta di chiesa a sé e infine la cripta, cui si accede attraverso una scala.

abbazia di sant'urbano

Il giorno del patrono S.Urbano, che si festeggia il 25 Maggio, un raggio luminoso, che entra da un occhio posto sopra l’abside, attraversa l’oscurità della chiesa e colpisce esattamente un cerchio scolpito nella pietra.